La psicomotricità nasce dalla ricerca europea sull’integrazione tra le funzioni psichiche e motorie e ha avuto come principali esponenti storici lo psichiatra De Ajuriaguerra e lo psicobiologo Henri Wallon. Si fonda oggi sulle evidenze scientifiche della recente Infant Research e della Neurobiologia Interpersonale, che hanno indagato sulla competenza comunicativa intrinseca del bambino, a partire dall’epoca prenatale e la sua capacità di collaborare all’evento della nascita.

Affonda le sue radici nella centralità della relazione inter-corporea madre-bambino, che si sviluppa attraverso il dialogo tonico-emozionale, la reciprocità dello scambio intersoggettivo, riconoscendo la capacità auto regolativa del bambino, alla base delle sue possibilità di crescita e futura autonomia.

Le radici corporee dell’esperienza, quindi, sia relazionale che autonoma conducono ad una concezione educativa che preveda fiducia nel personale processo di crescita del bambino e si esprima in forma di riconoscimento e sostegno.

I principali riferimenti metodologici specifici su cui costruiamo il nostro intervento sono la Pratica Psicomotoria di Bernard Aucouturier, la Psicomotrictà Relazionale di Andrée Lapierre, la Psicocinetica di Jean Le Boulch, la pedagogia di Emma Pickler, e non ultimi i contributi degli studiosi della ricerca italiana, che a partire dagli anni 70 hanno dato vita ad un via autonoma di intervento psicomotorio, a carattere educativo e sociale.

In termini di priorità educative scegliamo un percorso che privilegi tali obiettivi, articolandoli secondo le diverse tappe del ciclo di vita e che definisco come:

  • Libertà di movimento, di azione, di interazione in una cornice efficace di contenimento.
  • Ascolto e riconoscimento dell’espressività di ogni bambino e attenzione alla sua condivisione esperienziale all’interno del gruppo, con l’uso di linguaggi molteplici: quali tono muscolare inteso come tensione minima esistente in un fuso muscolare necessaria per il compimento di un’azione; il gesto come un movimento della mano, del braccio, del capo, che sottolinea uno stato d’animo, un’intenzione e con cui si esprime tacitamente un pensiero, un sentimento, fa da tramite tra il corpo e la parola; la postura come modo di porsi verso l’altro; la voce come mezzo efficace per il soddisfacimento dei propri bisogni e lo sguardo come informazione indispensabile nella relazione e nel dialogo.
  • Comprensione e fiducia nel gioco, come luogo di sperimentazione autonoma e condivisa della crescita personale. “Giocare per il bambino è vivere il piacere di agire, è vivere il piacere del proprio corpo in movimento, proiettando il proprio mondo interno psichico nelle relazioni che egli stabilisce con il mondo esterno. Il gioco mette in relazione il mondo interno del bambino con il suo mondo esterno”(B. Aucouturier). Attraverso il gioco, dunque il bambino ha la possibilità di parlare di sé, delle proprie emozioni.
  • Fiducia nella capacità di elaborazione autonoma dell’esperienza, da parte del bambino, favorendo un senso di sicurezza che nasca dalla sperimentazione di dosi calcolate di rischio e preveda una presenza non iperprotettiva né svalutante delle risorse personali.

 

L’espressività motoria dei bambini, quale originale modo di dirsi del bambino tramite la via corporea, perché evolva necessita di un quadro di riferimento ben preciso ossia di un dispositivo temporale, spaziale e di materiali originali.

Lo spazio in seduta può essere suddiviso in tre luoghi fondamentali:

  1. Spazio dell’espressività motoria: ad un certo punto, quasi improvvisamente o con una formula “siete pronti? via!” formulata dalla psicomotricista, i bambini corrono a buttare giù il muro preparato dall’adulto per loro e pone fine all’attesa del desiderio di giocare ed iniziare il momento dei giochi senso- motori.

Il movimento senso-motorio è caratterizzato da brusche e continue rotture toniche attraverso le quali il bambino usa le potenzialità del proprio corpo, come “buttare fuori” tutte le possibilità del proprio corpo e tali azioni sono accompagnate da un’alta intensità non solo fisica ma anche emotiva, poiché il linguaggio corporeo è in presa diretta con il vissuto emozionale interno.

Come in un processo i bambini spontaneamente e in autonomia identificano uno spazio e del materiale necessario per passare al gioco simbolico. Le categorie del linguaggio corporeo che vengono implicate e attivate in questa fase sono diverse da quelle della tappa precedente del gioco senso-motorio, in questa fase sono usate a livello simbolico.

  1. Spazio della storia: lo psicomotricista nel raccontare la storia raccolga tutte le immagini e le dinamiche che i bambini hanno vissuto attraverso la via corporea e gliele rimanda attraverso la parola, il linguaggio e la sua postura per ricavarne una storia condivisa.

L’importanza di questa fase, attraverso un nuovo registro, ossia il linguaggio/la parola permettere al bambino di dare un nome alle emozioni che ha vissuto precedentemente attraverso il movimento e il gioco. Il racconto della storia inoltre permette al bambino di provare l’onnipotenza magica per allontanare le angosce e affermare la propria esistenza ed inoltre gli permette l’identificazione proiettiva sull’eroe che trionfa sui ladri, e così il bambino si conforta e si rassicura che anche egli stesso può vincere/trionfare.

  1. Spazio della rappresentazione e dell’espressività plastica, del disegno, delle costruzioni: In questa fase lo psicomotricista offre ai bambini due possibilità: costruire e/o disegnare.

Ogni bambino, da solo, in coppia o in triade, costruisce ciò che prima aveva vissuto intensamente attraverso la rappresentazione della realtà. Con decisione portano avanti il loro progetto, scegliendo le forme che desiderano con le costruzioni in legno di diversa dimensione.

Dal piacere di agire al piacere di simbolizzazione dell’agito, il movimento è rallentato e attraverso il segno il bambino ha la possibilità di esprimere le sue immagini e di lasciarne traccia, costruiscono e/o disegnano mettendosi all’esterno, nella quale si ha un’implicazione mentale senza implicazione emotiva.

Lo spazio diventa per il bambino un punto di riferimento per tutto lo svolgimento della seduta, egli non lo deve “cercare” ma fa parte delle strategie che permettono al bambino di agire in libertà senza condizionamenti. Permette una fluidità nei vari passaggi.

 

Infine nell’intervento psicomotorio il ruolo dell’adulto si delinea nella funzione di far emergere le risorse autentiche del bambino, rendendo pienamente operativo il principio secondo cui può esistere una cultura dell’infanzia solo se questa non è estensione della cultura dell’adulto. Risulta fondamentale nella presa in carico di un bambino che lo psicomotricista deve essere consapevole che la sua osservazione è solamente il suo punto di vista e che per una maggiore accoglienza e comprensione del bambino dovrebbe sapersi relazionare e collaborare con le altre figure ed agenzie educative che ruotano attorno al bambino, poiché esso non risulta essere un atomo isolato, ma inserito in un sistema di costellazioni ossia di relazioni interdipendenti.

Tutto questo ci porta nell’immediato a molteplici e generalizzate proposte che prevedono la creazione di alleanze educative con la scuola, con le realtà sociali del territorio, prima tra tutte le famiglie, incentivando dialoghi trasversali tra le possibili pratiche e i diversi saperi.

Dove e quando facciamo psicomotricità

a SILEA (TV)

Mercoledì o Venerdì palestra della scuola dell’infanzia di Cendon, via Pantiera 6 a SILEA
Turno unico dalle 17 alle 17.50

Sabato palestra della scuola primaria di Sant’Elena, via pozzetto 19/B SILEA
– Turno 9.00
– Turno 9.50
– Turno 10.40
– Turno 11.30

a Villorba (TV)

Lunedì o Sabato nella palestra della scuola primaria di Venturali, via campagnola 30 Villorba (TV)
lunedì dalle 17 alle 17.50
sabato dalle 10 alle 11

Iscrizione

Per iscrivere tuo/a figlio/a compila il seguente form per essere ricontattato/a